Una fabbrica di tappeti in Bangladesh è stata votata come miglior architettura del 2026
La Green Field Factory, progettata da Nakshabid Architects, ha vinto il RIBA International Prize 2026 per la sua capacità di unire soluzioni ambientali e attenzione alle condizioni di lavoro.

La fabbrica di tappeti Green Field Factory, a Rangpur, in Bangladesh, è stata scelta all’unanimità dalla giuria del Royal Institute of British Architects (RIBA) come migliore architettura del 2026 fuori dal Regno Unito. Lo studio Nakshabid Architects di Dhaka l’ha progettata ispirandosi alle abitazioni tradizionali locali, dando priorità al benessere dei lavoratori – oltre cinquemila persone, l’80 per cento delle quali donne – rispetto alla sola efficienza produttiva e cercando di rompere le consolidate gerarchie del lavoro operaio.
«Una fabbrica non dovrebbe essere una macchina che consuma energia umana. Dovrebbe essere un luogo vivo che la rigenera. Con la Green Field volevamo dimostrare che l’industria può respirare, nutrire e ispirare», ha detto Bayejid Mahbub Khondker, Principal Architect dello studio. Infatti, cortili, verande, giardini e un’ampia facciata verde permettono a luce e aria di entrare naturalmente nell’edificio, come in una tipica casa bengalese, riducendo il ricorso agli impianti meccanici e rendendo gli ambienti più gradevoli. Le piante, scelte a bassa manutenzione, ospitano un ecosistema di uccelli e insetti mentre schermano gli interni dal sole. Le vasche d’acqua, oltre all’abbellire gli spazi aperti, raffrescano l’aria, che entra dal basso e, attraverso quattro atri, risale i sette piani dell’edificio per effetto camino. Altri giardini circondano lo stabilimento e occupano il tetto, offrendo spazi ombreggiati per le pause e la socializzazione e collegando gli ambienti di lavoro al paesaggiio verde circostante.

Un habitat rigoglioso per flora, fauna e lavoratori
La progettazione biofilica, che punta a riconnettere gli esseri umani con la natura negli spazi costruiti, si affianca alle soluzioni di design passivo per migliorare le condizioni di lavoro. Altre scelte hanno carattere sociale, come i due grandi scaloni di ingresso condivisi, che superano la consuetudine di separare gli accessi di operai e dirigenti. Come ha dichiarato il presidente del RIBA Chris Williamson, il progetto «dimostra che una progettazione oculata può smantellare le gerarchie tradizionali per generare un profondo cambiamento sociale e ambientale». Oltre agli spazi di riposo, la fabbrica offre servizi come un asilo, un ambulatorio e un negozio di alimentari; il successo della filosofia della fabbrica è dimostrato dal fatto che i lavoratori scelgono di frequentarla anche fuori dall’orario di lavoro, «considerandola un luogo piacevole e accogliente dove trascorrere del tempo con amici e familiari», come riporta il RIBA.
Sculture e dipinti celebrano il ruolo delle lavoratrici nella comunità e nella famiglia, in un progetto che, secondo RIBA, contribuisce ad accrescerne l’autonomia e il riconoscimento sociale. L’architettura «si concentra in modo univoco sullo smantellamento dell’oppressione e delle gerarchie sociali», ha detto Bijoy Jain, presidente della giuria e fondatore di Studio Mumbai; ma, ha aggiunto, «Ciò che ha reso unico ed eccezionale questo progetto è stata la sua capacità di trovare un piccolo spazio per creare un paesaggio topografico rigoglioso e, attraverso questa magnanima apertura, un punto di riferimento, un terreno comune per tutti i suoi abitanti, flora, fauna e umanità». Accanto alla Green Field Factory, nella rosa dei quattro finalisti del premio figurava un altro progetto in Bangladesh: il campus dell’Università BRAC a Dhaka, che ha trasformato una discarica abbandonata in un complesso per ventimila studenti, con un’analoga attenzione agli aspetti ambientali e sociali.



