Se l'estate diventa infinita, come cambiano le vacanze?
Il caldo anomalo è iniziato a maggio e si protrae in tutto ottobre. Abbiamo cercato di capire, con i numeri, quali sono gli effetti sui viaggi e sulle economie nazionali e non solo.
Serena Scarpello

A inizio ottobre mi trovavo nel Sud della Francia, temperatura perfetta, una giornata di mare ideale, l'acqua non troppo fredda né troppo calda. Sembrava tutto giusto, ma c’era qualcosa di sbagliato. Quando mia figlia di 5 anni mi ha chiesto: mamma, ma non era iniziato l’autunno? Ecco cosa era sbagliato. Il 3 ottobre eravamo in spiaggia a fare il bagno come fosse inizio luglio. E a mia figlia, che ascolta la storia delle quattro stagioni dalle maestre, dai libri che le leggiamo, dai racconti e dai giochi sulle foglie d’autunno, subito è parso strano. Strano, in effetti, lo è.
L’estate del 2026, come temperature, sembra non finire mai: è iniziata a maggio con un caldo mai registrato prima e non è ancora finita a fine ottobre, fatta esclusione per qualche sporadica città italiana. Quindi non più ondate di calore ma una condizione di caldo pressoché continuativo: secondo Copernicus, il servizio meteo della Ue, il settembre del 2026 è stato il secondo settembre più caldo mai registrato (dopo il 2023) e il secondo mese consecutivo del 2026 in cui le temperature globali hanno superato di 1,5 gradi quelle dei livelli preindustriali. La temperatura superficiale del mare media è stata la più alta mai registrata per quel mese, in un contesto di rafforzamento delle condizioni causato da El Niño.
Come se ne parla, se se ne parla
Il racconto però passa (o non passa) anche dai media. Secondo una rilevazione fatta dal think tank italiano per il clima Ecco, «nel periodo 2022-2026 il numero di articoli (relativi alle anomalie climatiche, ndr) è cresciuto in media dell’8% l’anno, con volumi sistematicamente più alti nei mesi estivi rispetto alla media annuale. Più di 250.000 articoli contenenti termini relativi a eventi climatici estremi, come ondate di calore, incendi, uragani e alluvioni, nei mesi di giugno, luglio e agosto 2026. Si tratta di una crescita del 47% rispetto agli stessi mesi del 2025, seppur inferiore ai quasi 270.000 articoli registrati nel 2023. (Le stime sono lievemente inferiori al numero reale di articoli, poiché lo strumento utilizzato non monitora quotidiani cartacei né newsletter a pagamento). Solo il 15% degli articoli che parlano di eventi estremi collegano esplicitamente i fenomeni al cambiamento climatico: circa 40.000 nei mesi estivi del 2026, un record rispetto ai 23.000 del 2025, ai 20.000 del 2024 e ai 33.700 del 2023, ma comunque un valore molto contenuto».

Lontano dai posti caldi
Che se ne parli o meno esplicitamente, gli effetti si vedono tutti i giorni. È viaggiando più del solito nel mese di ottobre, tra posti di mare quasi affollati come in agosto e grandi città come Roma, dove già si parla di “novembrata romana” che ha preso il posto dell'“ottobrata” fatta di sole e temperature sempre molto piacevoli, che mi sono chiesta quanto stiano cambiando e siano già cambiate le abitudini di viaggio dei cittadini italiani. Un altro rapporto dell’istituto Demoskopica mostra l'aumento del caldo fuori media nelle località turistiche italiane: negli anni Novanta un'estate contava in media 18 giornate con una temperatura percepita superiore ai 33 gradi, sui 62 giorni di luglio e agosto. Nell'ultimo decennio sono diventate 30, quasi una giornata su due. E fra il 2027 e il 2036 dovrebbero salire a circa 35. Questo caldo costerebbe al turismo italiano fino a 3,7 milioni di presenze in un'estate tipica di oggi, rispetto a un'estate con il clima degli anni Novanta: il 2,3% di quelle estive. Ed entro il 2036, a parità di flussi turistici, i pernottamenti estivi a rischio potrebbero salire fino a 5,2 milioni l’anno. E gli effetti sulle scelte degli italiani in merito a quando e dove svolgere le proprie vacanze si vedono già.
Secondo i dati raccolti dal Rapporto sul turismo italiano della Piattaforma del turismo dell'Unione Europea e dalla Rome Business School, il numero totale di italiani che scelgono le tradizionali mete estive nazionali per lunghi periodi «ha subito pressioni sia a causa dell'inflazione che delle ondate di calore». Questo ha alimentato una spinta verso la destagionalizzazione, l'aumento di un turismo lento ed eco-consapevole, in cui i residenti optano per soggiorni più brevi e scaglionati in località o in ambienti rurali ombreggiati durante tutto l'anno, anziché la classica vacanza estiva di più settimane durante l’estate. L’agenzia di viaggi Intrepid ha notato un cambiamento nelle abitudini di prenotazione nelle mete estive più gettonate come l'Italia e la Grecia, con un numero maggiore di persone che opta per viaggiare nelle stagioni intermedie di aprile/maggio o settembre/ottobre piuttosto che nei mesi di punta estivi. Gli esperti hanno anche sottolineato la crescente popolarità delle "vacanze al fresco", con viaggiatori che scelgono sempre più spesso destinazioni più fresche durante i mesi estivi. Con i relativi problemi: dopo il boom dei viaggi verso la Norvegia, è il problema dell’overtourism ora a farsi sentire.
Nel contesto della crescente opposizione al turismo di massa si sta facendo avanti un nuovo concetto, coniato dalla piattaforma It's Nice That: il "tiny tourism", che sembra offrire una soluzione sia per i viaggiatori che per i residenti. Nel report del 2026 si legge che «il tiny tourism consiste nell'evitare i luoghi, le città e le attrazioni più famose, preferendo percorsi meno battuti alla ricerca di destinazioni ed esperienze lontane dalla folla e che, in modo discreto, apportino benefici alle comunità precedentemente trascurate».



