Una mappa delle proteste giovanili in tutto il mondo
Da Madrid a Delhi, le città sono i luoghi di confronto per la Gen Z sul proprio futuro e su quello del pianeta.

Un’ondata di proteste sta attraversando, in queste settimane, diversi Paesi del mondo. Non hanno una regia né un obiettivo condiviso, ma hanno quasi tutte due elementi in comune: nascono dalla difficoltà di accedere a beni e servizi essenziali e coinvolgono i giovani.
In Europa, la mobilitazione studentesca è partita in Francia a fine settembre, una settimana dopo l’inizio dell’anno scolastico, e ha avuto un momento di apice sabato 17 ottobre, quando manifestazioni si sono svolte anche in Italia, Portogallo e Belgio, anticipate da quelle in Albania del 13 ottobre. Contemporaneamente, in Spagna, Madrid ha fatto da apripista a manifestazioni per il diritto alla casa in numerose città. Ma le mobilitazioni hanno interessato anche India, Serbia, Indonesia, Mongolia e vari Paesi del Sud America. Questa fase si innesta sulle proteste giovanili che nel 2025 hanno attraversato Marocco, Perù, Nepal e Madagascar: con simboli pop, organizzazione decentrata e strumenti digitali, la Gen Z sta affrontando le istituzioni nelle strade.
In diversi di questi Paesi, tra cui Francia, Spagna, Italia e Brasile, le proteste si svolgono mentre si avvicinano le elezioni, ma non ovunque le richieste puntano a uno specifico cambiamento politico o sociale: partono da bisogni concreti, come l’accesso all’istruzione, alla casa e ai beni di prima necessità. Raccontano quanto sia diventato difficile, per moltissimi giovani, immaginare un futuro nelle città in cui vivono.
Parigi: scuola e costo della vita
La mobilitazione è partita il 21 settembre al liceo Saint-Exupéry di Créteil, nella periferia parigina, dove studenti e insegnanti denunciavano classi sovraffollate, edifici degradati e carenze di personale: in alcune scuole le lezioni saltano per mesi perché non vengono sostituiti gli insegnanti assenti. Il 1° ottobre il ministero dell’Interno segnalava proteste o scioperi in 1.027 licei su circa 3.700; il 6 ottobre 250.000 persone hanno partecipato ai cortei nazionali. Le manifestazioni sono proseguite il 17 ottobre anche a Marsiglia, Lione e Limoges, con mezzo milione di partecipanti. La CGT, uno dei maggiori sindacati francesi, ha sostenuto la mobilitazione allargando le richieste a prezzi più bassi, pensioni più alte e salari migliori. Il governo ha annunciato 3.000 supplenti in più e una maggiore partecipazione degli studenti alle decisioni scolastiche; ha inoltre ritirato l’aumento di alcune tasse universitarie previsto nel bilancio dell’anno prossimo.
Milano: caro vita, salari e servizi pubblici
Il 17 ottobre si è svolto il corteo di “Italia in Piazza”, con oltre 5.000 partecipanti secondo l’ANSA, contro il caro vita, il costo dei carburanti e gli stipendi insufficienti. Tra le rivendicazioni c’erano anche la qualità della sanità e della scuola pubblica, più risorse alle famiglie e meno spese per le guerre. Durante il corteo, partito da piazza Duomo, alcuni gruppi si sono staccati dalla manifestazione e hanno provocato scontri in diversi punti del centro. Si sono verificati disordini anche a Torino e Bologna.
Roma, Torino, Milano e altre città italiane: scuola e riarmo
Il 16 ottobre, per il “No Meloni Day”, gli studenti hanno manifestato in diverse città, tra cui Roma, Torino, Milano, Bologna, Genova, Firenze, Bari, Cagliari, Venezia, Padova, Treviso e Verona. Chiedevano più investimenti per la scuola e contestavano le politiche del governo sull’istruzione, la precarietà e il riarmo, con slogan come “Soldi alla scuola, non alla guerra” e “A scuola nessuno è straniero”. A Pisa, gli studenti della Normale hanno contestato la cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico.
Poggio Imperiale e altri centri pugliesi: caro carburante e solidarietà tra categorie
La mobilitazione di autotrasportatori, agricoltori, olivicoltori e pescatori contro il caro carburante ha coinvolto diversi punti della Puglia. Il presidio principale è stato a Poggio Imperiale, vicino al casello dell’A14; cortei, blocchi e iniziative si sono svolti anche a Cerignola, Andria, Corato e Brindisi. Il 16 ottobre, al sesto giorno di protesta in provincia di Foggia, a Cerignola hanno sfilato mezzi pesanti e agricoli e si sono uniti al corteo anche studenti, cittadini, il sindaco e il vescovo. I presidi hanno cominciato a incidere anche sui rifornimenti di negozi e supermercati.
Taranto: ex Ilva, salute e lavoro
Il 17 ottobre cittadini e associazioni hanno partecipato al corteo “Taranto torna a vivere”, distinto dalle proteste pugliesi contro il caro carburante, chiedendo la chiusura dell’ex Ilva e la bonifica dell’area, insieme a garanzie per la salute e per l’occupazione.
Madrid: diritto alla casa
Le proteste si sono intensificate a settembre dopo lo sfratto il 23 settembre di María del Carmen Abascal, 87 anni, dalla casa in cui viveva da decenni: l’affitto sarebbe aumentato del 230% dopo l’acquisto dell’edificio da parte di un fondo d’investimento. Abascal è morta in ospedale il 7 ottobre. I manifestanti chiedono affitti più bassi, protezioni contro gli sfratti e limiti agli acquisti di immobili da parte dei fondi. A Puerta del Sol è stato allestito un accampamento e le iniziative si sono estese ad altre città spagnole, inclusa Barcellona, dove nell’Eixample alcuni residenti hanno avviato uno sciopero degli affitti contro il fondo che ha acquistato il loro edificio. Dopo la bocciatura in Parlamento delle misure d’emergenza per gli inquilini, il premier Pedro Sánchez ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre, chiedendo una maggioranza più ampia per approvare riforme sulla casa.
Lisbona: casa e costo della vita
A Lisbona i manifestanti chiedono misure contro il caro vita e la crisi abitativa; in piazza Rossio è stato allestito un accampamento. Tra il 2015 e il 2024 i prezzi delle case in Portogallo sono cresciuti del 124%, circa il doppio della media dell’Unione europea. Proteste analoghe sono state organizzate anche a Porto.
Bruxelles: accesso all’istruzione
A Bruxelles il 17 ottobre gli studenti hanno manifestato contro l’aumento dei costi universitari e riforme che rischiano di rendere meno accessibile l’istruzione superiore. Manifestazioni si sono svolte anche a Liegi.
Tirana: università, lavoro e governo
Dal 13 ottobre gli studenti albanesi protestano per le condizioni degli atenei, il costo degli studi e la scarsità di opportunità di lavoro. La mobilitazione si inserisce in una contestazione più ampia del governo di Edi Rama, attiva dall’estate e legata anche all’opposizione a un progetto turistico di lusso sulla costa, sostenuto da una società riconducibile a Jared Kushner, genero di Donald Trump.
Delhi: diritto di voto
Il Cockroach Janta Party, movimento nato online a maggio dopo che il giudice Surya Kant aveva usato il termine “scarafaggi” riferendosi ad alcuni giovani disoccupati attivisti, è diventato una piattaforma di protesta sulla revisione delle liste elettorali. I manifestanti chiedono le dimissioni del capo della commissione elettorale: secondo Reuters, la revisione ha cancellato oltre 130 milioni di nominativi. La Commissione sostiene che le cancellazioni riguardino soprattutto persone decedute o trasferite e nega favoritismi. Manifestazioni si sono svolte anche a Mumbai, Bangalore e Patna.
Rio de Janeiro: istruzione e campagna elettorale
Il 7 ottobre migliaia di studenti e insegnanti hanno marciato nel centro di Rio contro l’avanzata della candidatura di Flávio Bolsonaro e a sostegno della prosecuzione del governo di Luiz Inácio Lula da Silva, unendo la difesa dei diritti degli studenti e dell’istruzione pubblica a una presa di posizione politica in vista delle elezioni brasiliane.
Buenos Aires: università pubbliche
Il 15 ottobre migliaia di studenti, docenti e lavoratori universitari hanno manifestato davanti al Congresso contro i tagli del governo di Javier Milei. Chiedono che venga applicata la legge sul finanziamento delle università pubbliche e che siano recuperati stipendi e borse di studio erosi dall’inflazione e dai tagli di bilancio. La protesta si inserisce in una serie di mobilitazioni contro la riduzione delle risorse per l’istruzione superiore.
Bogotá: politiche sociali e del lavoro
Il 14 ottobre, nella capitale colombiana e in altre città, tra cui Medellín, Cali e Barranquilla, sindacati, studenti, comunità indigene e gruppi femministi hanno partecipato alla prima giornata nazionale di protesta contro le politiche del nuovo governo di Abelardo de la Espriella. Le contestazioni riguardano lavoro, istruzione, welfare e bilancio pubblico, dopo i tagli annunciati su istituzioni pubbliche e sussidi energetici.
Santiago del Cile: fondi per l’istruzione
Il 1° ottobre oltre 20.000 persone hanno manifestato lungo l’Alameda contro i possibili tagli all’istruzione pubblica nel bilancio 2027 del governo di José Antonio Kast. Alla mobilitazione, convocata dalla Confederazione degli studenti cileni, hanno aderito studenti, insegnanti, lavoratori e organizzazioni civili, con lo slogan «Nemmeno un peso in meno per l’istruzione».
Novi Sad: responsabilità e corruzione
Il 1° novembre 2024 il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad ha ucciso 16 persone. Da allora gli studenti universitari hanno organizzato blocchi degli atenei e manifestazioni, chiedendo la pubblicazione dei documenti sui lavori di ristrutturazione, l’accertamento delle responsabilità, giustizia per chi aveva aggredito i manifestanti. La protesta si è estesa a Belgrado e ad altri centri universitari, trasformandosi in una contestazione più ampia della corruzione e del governo di Aleksandar Vučić. Nel settembre 2026 il movimento ha annunciato una lista sostenuta dagli studenti per le elezioni anticipate del 25 ottobre.
Giacarta e Palembang: incendi forestali e corruzione
In Indonesia le manifestazioni dell’agosto 2025 contro la spesa pubblica e la corruzione si erano diffuse dalla capitale a numerose province. Nel 2026 le proteste si sono riaccese hanno assunto forme diverse: ad agosto ci sono state iniziative a Giacarta, Yogyakarta e Makassar nel primo anniversario della mobilitazione, mentre in ottobre studenti a Palembang e nella provincia di Riau hanno protestato contro gli incendi forestali e la foschia che colpiscono Sumatra, chiedendo interventi più efficaci e responsabilità per le aziende ritenute coinvolte nei roghi.
Ulan Bator: carburante, costo della vita e borse di studio
Il 1° ottobre, nella capitale della Mongolia, degli automobilisti hanno disposto le proprie auto attorno a piazza Sükhbaatar per protestare contro la carenza di carburante e i rincari. Alle richieste sul carburante si sono aggiunte quelle contro l’aumento dei prezzi di cibo e utenze, mentre gli studenti hanno manifestato per le borse di studio non pagate.

Prima delle mobilitazioni di queste settimane, proteste guidate o animate dai giovani erano già esplose lo scorso settembre in diversi Paesi, dal Marocco all’Indonesia, dal Nepal al Madagascar. Le cause e gli esiti sono stati diversi, ma tra le richieste ricorrevano lavoro, servizi pubblici, istruzione e maggiore responsabilità politica. Sono alcuni precedenti utili per leggere l’ondata attuale.
Agadir e altre città marocchine: sanità, scuola e lavoro
La mobilitazione di GenZ 212 è esplosa il 27 settembre 2025, dopo la morte di otto donne in seguito a parti cesarei nell’ospedale pubblico di Agadir. Il movimento, organizzato anche attraverso Discord, ha portato in piazza giovani di diverse città marocchine per chiedere più risorse per sanità e istruzione, opportunità di lavoro e un contrasto alla corruzione. «Meno stadi, più ospedali» era uno degli slogan, in riferimento agli investimenti per i grandi eventi sportivi. A un anno di distanza, la mobilitazione di massa non è ripresa: le elezioni parlamentari del 23 settembre 2026 si sono svolte senza una significativa partecipazione politica dei giovani, mentre attivisti e associazioni per i diritti umani segnalano che centinaia di manifestanti sono ancora detenuti.
Antananarivo: acqua, elettricità e promesse mancate
In Madagascar le proteste guidate dai giovani sono iniziate a fine settembre 2025, dopo mesi di interruzioni di acqua ed elettricità, e si sono allargate a richieste di servizi pubblici migliori, contrasto alla povertà e alla corruzione. In ottobre una parte dell’esercito si è schierata con i manifestanti: il presidente Andry Rajoelina ha lasciato il Paese e i militari hanno preso il potere. A un anno dalla rivolta, gli attivisti dicono di sentirsi traditi dalle nuove autorità e denunciano arresti e repressione.
Kathmandu: social media, governo e procedimenti contro i manifestanti
In Nepal la mobilitazione giovanile del settembre 2025 è partita dopo la decisione del governo di bloccare diverse piattaforme social, per poi allargarsi alla corruzione e alla richiesta di responsabilità politiche. Le proteste, represse dalle forze di sicurezza, hanno causato decine di morti e migliaia di feriti e hanno portato alle dimissioni del primo ministro KP Sharma Oli. Alle elezioni anticipate del marzo 2026 ha vinto il partito di Balendra “Balen” Shah, rapper ed ex sindaco di Kathmandu diventato una figura di riferimento per molti giovani; Shah è stato poi nominato primo ministro. Famiglie e attivisti continuano a chiedere giustizia per le vittime e la revisione dei casi contro i manifestanti.
Lima: pensioni, criminalità e corruzione
Nel settembre 2025 giovani e collettivi sociali peruviani sono scesi in piazza contro una riforma che avrebbe reso obbligatoria l’iscrizione a un fondo pensione per tutti i maggiorenni. La protesta ha raccolto anche il malcontento per la criminalità, la corruzione e la mancanza di responsabilità per le violenze delle manifestazioni precedenti. Il 10 ottobre il Congresso ha rimosso la presidente Dina Boluarte, dopo che forze politiche di diversi schieramenti ne avevano chiesto la destituzione.



