È stato sviluppato un materiale che disperde il calore senza consumare energia

A Madrid, dei ricercatori hanno sperimentato un polimero che potrebbe ridurre il ricorso all’aria condizionata: nei test ha mantenuto temperature di quasi tredici gradi inferiori a quelle del campione di riferimento.

The skyline of Madrid is seen during twilight from the roof top of the Riu Plaza Madrid on October 22, 2019 in Madrid, Spain.

Raffreddare un edificio costa parecchia energia, e l'energia va prodotta, in qualche modo: con le temperature che si alzano costantemente anno dopo anno, il gioco è rischioso e, soprattutto, poco sostenibile. Il consumo energetico dedicato a questo tipo di raffrescamento ammonta al 20% del consumo globale di elettricità. Per provare a ridurre questo enorme dato, una buona notizia: i ricercatori dell’Istituto di Micro e Nanotecnologia del CSIC, il Consiglio superiore delle ricerche scientifiche spagnolo, hanno sviluppato un materiale in grado di raffreddare superfici esposte al sole senza consumare elettricità: non solo le isolano riflettendo la luce, ma espellono attivamente il calore accumulato. Il fluoruro di polivinilidene, o PVDF, è un polimero già noto per la capacità di emettere calore nell’infrarosso e per la resistenza ai raggi UV e agli agenti atmosferici; i ricercatori sono riusciti a organizzarlo in una struttura tridimensionale che ne migliora le prestazioni e potrebbe essere utilizzata per realizzare rivestimenti per tetti e facciate, contribuendo a ridurre il ricorso all’aria condizionata.

Oltre 10 gradi in meno

Per spiegarla tecnicamente, il gruppo ha introdotto il polimero in matrici nanoporose di ossido di alluminio anodizzato, usate come stampi per ottenere una rete tridimensionale dalla geometria controllata. Ha poi sperimentato un trattamento con raggi ultravioletti che sbianca il materiale, aumentando la luce solare riflessa: la versione più efficace riflette in media l’82,4% della radiazione solare e raggiunge un’emissività infrarossa del 96,7% nella banda utile al raffreddamento. Sono stati condotti dei test, nell’estate del 2025, sul tetto dell’istituto a Tres Cantos, vicino a Madrid, e i risultati sono stati eccellenti: il campione trattato ha raggiunto una temperatura inferiore di 12,9 gradi rispetto a quello di riferimento, non trattato.

È un processo che si chiama raffreddamento radiativo passivo diurno e combina due proprietà: riflettere la luce del sole, limitando il riscaldamento, ed emettere energia sotto forma di radiazione infrarossa, poiché nella banda tra 8 e 13 micrometri l’atmosfera lascia passare questa radiazione verso lo spazio. Le prestazioni dipendono dalle condizioni meteorologiche: i risultati migliori sono stati ottenuti con tempo caldo, secco e molto soleggiato.

Le applicazioni possibili sono molteplici: lo stesso processo potrebbe essere utilizzato, dicono i ricercatori, per raffreddare veicoli, impianti di gestione termica personale, dispositivi elettronici, oltre a naturalmente tetti e facciate di edifici. Riducendo la necessità di raffreddamento attivo, questa tecnologia riduce, di conseguenza il consumo energetico e le emissioni associate all'aria condizionata. In più, il processo è conveniente: «Questo metodo di produzione è relativamente economico, poiché può essere adattato ai processi industriali», ha spiegato Cristina Vicente, responsabile del progetto "COOLed".

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