Nell’Amazzonia brasiliana la deforestazione è ai minimi storici
Con le politiche dell’appena rieletto Luiz Inácio Lula da Silva, nel 2026 la superficie disboscata ha raggiunto il livello più basso dall’inizio del monitoraggio, nel 1988.

- La quota stimata della biodiversità globale custodita dal Brasile.
- 15%
- La diminuzione della deforestazione annua in Brasile dal 2023, quando è tornato al governo Lula.
- 71%
- L’area disboscata nell’Amazzonia brasiliana tra agosto 2025 e luglio 2026. È il 42% in meno rispetto all’anno precedente.
- 3.335 kmq
- L’anno entro cui Lula si impegna a raggiungere la la deforestazione netta zero.
- 2030
Che Lula sia stato confermato come Presidente del Brasile è certamente una buona notizia per la Foresta amazzonica. Il Brasile custodisce circa il 15 per cento della biodiversità globale nei suoi sei biomi, tra cui appunto l’Amazzonia, la più vasta foresta pluviale tropicale del mondo. Da quando Lula è tornato in carica, nel 2023, sostituendo Jair Bolsonaro, la deforestazione annua nell’Amazzonia brasiliana è diminuita del 71 per cento, raggiungendo quest’anno il minimo dall’inizio delle rilevazioni, nel 1988, come annunciato dal ministero dell’Ambiente sulla base dei dati del sistema statale di monitoraggio satellitare Prodes.
Tra agosto 2025 e luglio 2026 sono stati disboscati 3.335 chilometri quadrati, poco più della superficie della Valle d’Aosta: sembra tantissimo, ma è circa il 42 per cento in meno rispetto all’anno precedente. Il calo riguarda anche il Cerrado, la vasta regione di savana a sud dell’Amazzonia, dove l’espansione agricola ha progressivamente sostituito la vegetazione nativa. Qui sono andati persi, nello stesso periodo, circa 5.517 chilometri quadrati, una superficie paragonabile a quella della Liguria, il 24 per cento in meno rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso è il valore più basso dall’inizio del monitoraggio nel 2001. Inoltre, nel 2025 anche le emissioni sono diminuite del 6%, avvicinando il Brasile al raggiungimento del proprio obiettivo climatico.
Come è diminuita la deforestazione
Il risultato accompagna il ritorno delle politiche di tutela ambientale dopo l’insediamento di Lula nel 2023. Il governo ha ripristinato i piani di prevenzione e controllo della deforestazione in Amazzonia e nel Cerrado, combinando monitoraggio satellitare, controlli sul territorio, sanzioni e incentivi alla conservazione, tra cui sostegni economici a chi mantiene la vegetazione nativa. Un ruolo centrale ha avuto il Piano d’azione per la prevenzione e il controllo della deforestazione nell’Amazzonia legale (PPCDAm), accantonato sotto Bolsonaro. Durante la sua presidenza, tra il 2019 e il 2022, la deforestazione amazzonica era aumentata del 60 per cento circa.
Il futuro di queste politiche è stato uno dei temi delle elezioni presidenziali. Greenpeace Brasile ha definito la vittoria di Lula «importante per il mondo intero, poiché rafforza i regimi democratici, conferma l'impegno a proteggere l'Amazzonia e a combattere il cambiamento climatico».
Le prossime sfide di Lula
Flávio Bolsonaro ha contestato il risultato e annunciato che ne chiederà l’annullamento in tribunale. Nonostante la vittoria del candidato di sinistra, inoltre, la destra si è rafforzata nel Congresso nazionale, rendendo più difficile l’approvazione di nuove misure. Da febbraio 2027 il Partito Liberale di Bolsonaro controllerà 121 dei 513 seggi della Camera dei deputati, mentre la federazione guidata dal Partito dei Lavoratori di Lula ne avrà 88; i partiti di centrodestra saranno quindi decisivi per l’approvazione delle leggi. Lula si è impegnato a a porre fine alla deforestazione entro il 2030, ad attuare gli impegni assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi e a portare avanti la transizione verso l’abbandono dei combustibili fossili, ma sette membri su dieci del Congresso si oppongono all’agenda ambientale: secondo Greenpeace Brasile, tra gli eletti figurano numerosi negazionisti del cambiamento climatico e oppositori delle politiche ambientali; anche per questo, sostiene l’organizzazione, «nei prossimi quattro anni, la mobilitazione pubblica sarà essenziale per difendere i diritti e prevenire possibili arretramenti ambientali irreversibili».
Le conseguenze dei danni all’Amazzonia si estendono infatti ben oltre i confini del Brasile: l’umidità atmosferica prodotta dalla foresta pluviale e le enormi quantità di carbonio che immagazzina influiscono positivamente sul clima di gran parte del globo. Come ha detto Carlos Nobre, Professore all’Università di San Paolo e copresidente del Comitato scientifico per l’Amazzonia, «La scienza dimostra che possiamo ancora impedire la trasformazione irreversibile di vaste aree dell’Amazzonia, ma il tempo stringe. I prossimi quattro anni saranno decisivi per il futuro della più grande foresta pluviale tropicale del mondo e per la stabilità climatica in Brasile e in tutto il mondo». Il minimo di deforestazione registrato misura però soltanto una parte delle pressioni sulla foresta, e con le condizioni più calde e secche attese con El Niño la minaccia di incendi boschivi è destinata ad aumentare.



