Alle midterm anche i data center sono andati al voto, e hanno perso

In almeno 39 dei 45 quesiti locali, il voto è andato contro la costruzione di nuovi impianti. E per la maggior parte degli elettori, il tema è stato importante o decisivo nella scelta di chi eleggere al Congresso.

Michigan Democratic Senate candidate Abdul El-Sayed speaks during a midterm election night watch party at the Department at Hudson's on November 04, 2026 in Detroit.
I quesiti sui data center votati in concomitanza con le elezioni di midterm, su 51 avanzati dall'inizio dell'anno. Finora, 39 sono stati contrari allo sviluppo di nuovi impianti.
45
Gli esiti favorevoli all’espansione dei data center registrati finora tra i quesiti locali votati il 3 novembre. L’unico caso è stato rilevato in North Dakota.
1
La quota di votanti che ha indicato l’intelligenza artificiale e i data center come un «fattore cruciale o determinante» nella scelta di chi eleggere al Congresso.
56%
La quota di contrari a un data center per l’IA nella propria comunità, nel sondaggio della Quinnipac University di settembre.
72%

Negli Stati Uniti, l’opposizione ai nuovi data center continua ad attraversare le divisioni politiche, geografiche e generazionali. Nel 2026, delle 51 proposte avanzate finora per regolarne lo sviluppo, 45 sono state sottoposte al voto in concomitanza con le elezioni di midterm. Secondo il conteggio di Redbud Consulting, in un solo caso si è votato per procedere con l’espansione e in 39 per ostacolarla, con oltre il 75 per cento dei voti in 24 di questi ultimi. Cinque esiti sono ancora in sospeso.

Le misure proposte vanno da richieste di maggiore trasparenza, dopo che diversi accordi di riservatezza tra amministrazioni locali e società di sviluppo avevano lasciato i residenti all’oscuro dei progetti, fino al divieto totale di costruire nuovi data center, passando per moratorie temporanee, limiti alla potenza elettrica, modifiche alle norme urbanistiche e obblighi di approvazione da parte degli elettori. Le preoccupazioni sono ormai familiari: bollette più alte, inquinamento, consumo d’acqua, rumore e perdita di terreni agricoli e aree verdi. A queste si aggiunge un’inquietudine più ampia verso l’intelligenza artificiale, di cui i data center sono diventati un potente simbolo apocalittico.

Piccole cittadine contro progetti multimiliardari

I quesiti locali offrono ai residenti uno strumento per intervenire «in un momento in cui si sentono impotenti di fronte ad alcune di queste forze più ampie che plasmano il nostro futuro», ha detto a Bloomberg Megan Mullin, politologa dell’Università della California a Los Angeles. Ma la mobilitazione aveva già avuto effetti prima delle elezioni: nei primi sei mesi dell’anno, prima di queste votazioni, almeno 140 progetti, per un totale di oltre 198 miliardi di dollari, erano stati fermati grazie all’opposizione locale.

Ieri, decine di piccole municipalità hanno votato per il destino di dozzine di altri di questi progetti, per oltre 100 miliardi di dollari. L’Ohio ha fatto da capofila, con 21 quesiti sui data center, circa la metà di quelli del 3 novembre, una dozzina dei quali per proposte di divieto. Lì si trova Piqua, una cittadina di circa 20 mila abitanti dove Meta vuole costruire un impianto. Il 67 per cento degli elettori ha approvato un divieto di costruzione, e oltre il 70 per cento ha votato per revocare il mandato a tre membri del consiglio comunale, tra cui il sindaco e il vicesindaco, che avevano sostenuto il progetto. Resta da capire se il divieto si applicherà all’impianto di Meta, già approvato nel 2025.

I data center hanno perso le elezioni di midterm

Altri divieti di costruzione sono stati approvati ad Alhambra, in California, con l’82 per cento dei voti, e a Edgewater, in Florida, con il 77 per cento. A Yukon, in Oklahoma, oltre l’80% ha votato per la revoca del mandato del sindaco Brian Pillmore, dopo le proteste contro un progetto da un miliardo di dollari nei pressi della Route 66. In un distretto della Georgia, i democratici hanno vinto per la prima volta in 14 anni: David Dillie, 24 anni, ha battuto il repubblicano Bill Hitchens, veterano dei Marines di 79 anni, dopo le proteste contro un progetto da 20 miliardi di dollari per un data center legato a OpenAI.

L’unico esito favorevole all’espansione è arrivato dal North Dakota: a Harwood, il residente Michael Swartz aveva proposto di modificare lo statuto comunale dopo che il sindaco aveva firmato un accordo di riservatezza con Applied Digital, che sta costruendo un data center da tre miliardi di dollari vicino alla città. I piani erano stati resi pubblici nel settembre 2025 e il cantiere era partito meno di un mese dopo. «Una decisione da tre miliardi di dollari che riguarda una comunità di 800 persone non avrebbe dovuto richiedere tre settimane», ha detto Swartz a Bloomberg. La proposta avrebbe introdotto verifiche indipendenti, accesso pubblico ai documenti e almeno un’audizione per i grandi sviluppi industriali. 

Il tema si è rivelato determinante nella scelta di chi eleggere al Congresso: in un exit poll di NBC, il 56 per cento dei votanti ha indicato l’intelligenza artificiale e i data center come un «fattore cruciale o determinante» nella propria scelta. Il tema ha infatti influenzato anche le campagne per il Senato: rispettivamente in Texas e in Kansas, dove due delle vittorie più discusse delle midterm hanno strappato ai repubblicani seggi che detenevano da decenni, James Talarico ha proposto di dare alle comunità locali il potere di approvare o respingere i nuovi impianti, mentre Adam Hamilton ha chiesto regole vincolanti per evitare che i costi elettrici dei data center ricadano sulle bollette dei residenti. Infine in Michigan il democratico Abdul El-Sayed, forse il candidato più mediatico di questa elezione, ha proposto di sospendere lo sviluppo di nuovi data center in attesa di regole federali.

I sondaggi non mentivano

In un sondaggio di settembre dell’Università del Massachusetts Amherst, il 65 per cento degli intervistati si opponeva alla costruzione di un data center nella propria comunità e solo l’11 per cento era favorevole. Il 57 per cento riteneva che Donald Trump avesse gestito male la questione dell'intelligenza artificiale. In un altro sondaggio della Quinnipac University, l'opposizione registrata era del 72 per cento. «È una delle cose più belle che abbia mai visto: persone che si uniscono al di là delle differenze di partito, mettendo da parte le divergenze politiche e facendo fronte comune per opporsi ai data center», ha detto a Stateline Nick Owens, avvocato di Conserve Ohio, gruppo contro la costruzione degli impianti. E la battaglia non è conclusa: entro fine anno sono previsti altri tre referendum sui data center.

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