Il traffico aereo è al centro della nuova guerra ibrida in Europa

I voli presi di mira dai falsi allarmi sono oltre quaranta e il conto continua a salire. Gli allarmi riguardano una minima parte del traffico aereo, ma stanno mobilitando gran parte dei Paesi europei.

This aerial view taken on October 29, 2021, shows parked plane on the tarmac at Schiphol airport, near Amsterdam.
I falsi allarmi su voli europei il solo giovedì 5 novembre, 10 dei quali da o per l’Italia.
27
Gli aeroporti coinvolti, in 34 città e 19 Paesi europei, contando partenze, destinazioni previste, controlli a terra e deviazioni.
39
La quota di episodi riguardanti l’aviazione tra gli incidenti ibridi censiti da Osavul e collegati alla Russia tra 2025 e 2026; nel 2022-2023 era dello 0%.
50%
la quota dei 28.488 voli europei di giovedì 5 novembre interessata dalle minacce.
0,1%

Giovedì 5 novembre, un aereo partito da Dublino e diretto a Roma è atterrato in una base militare in Normandia, scortato da caccia francesi, mentre un volo Milano-Varsavia è stato deviato su Vienna. Oggi un volo Praga-Roma è atterrato a Venezia, dove la polizia ha ispezionato l’aereo. Tra ieri e oggi, almeno altri sei voli hanno raggiunto la destinazione sotto scorta, tra cui un Helsinki-Roma accompagnato a Fiumicino da caccia italiani. Decine di aerei sono stati controllati dopo l’atterraggio e uno, a Varsavia, è stato bloccato durante il rullaggio. Anche senza il ritrovamento di alcun ordigno, gli allarmi bomba che hanno colpito i voli europei questa settimana – otto tra lunedì e martedì, almeno 27 ieri, di cui dieci da o per l’Italia, e la conta prosegue oggi – hanno mobilitato la maggior parte dei Paesi del continente.

L’aviazione nel mirino dei sabotaggi

Le deviazioni e i controlli a terra hanno interessato almeno 22 scali in 21 città di 14 Paesi europei; contando anche gli scali di partenza e le destinazioni previste, si arriva ad almeno 39 aeroporti, 34 città e 19 Stati: proprio questa diffusione, secondo Osprey Flight Solutions, dimostra che il bersaglio è il traffico aereo europeo in generale. Molti allarmi sono scattati dopo l’invio di email che indicavano i voli e minacciavano un’esplosione imminente; in altri casi la segnalazione è arrivata per telefono.

Gli allarmi si aggiungono a una serie di episodi che negli ultimi anni hanno costretto gli aeroporti europei a sospendere le operazioni o a cambiare le rotte. Nel primo semestre del 2026, a Berlino-Brandeburgo sono stati segnalati 28 avvistamenti di droni; a Vilnius, dall’ottobre 2025, i palloni usati per il contrabbando hanno interrotto le operazioni almeno dieci volte. Ad agosto, nell’area merci dell’aeroporto di Lipsia, è stato trovato un drone carico di esplosivo vicino ad aerei cargo ucraini. Molti di questi episodi sono stati identificati come operazioni di guerra ibrida riconducibili alla Russia, condotte con mezzi a basso costo e difficili da attribuire. Anche una semplice email può avere effetti simili: basta che la minaccia venga ritenuta credibile per far deviare o bloccare voli e mobilitare controllori, polizia e caccia militari.

L’ipotesi della guerra ibrida

Secondo la società di intelligence Osavul, tra gli incidenti ibridi censiti e collegati alla Russia dall’inizio della guerra in Ucraina, la quota di quelli che hanno riguardato l’aviazione è aumentata vertiginosamente, passando dallo 0 per cento del 2022–2023 al 50 per cento del 2025–2026. Gli episodi di questa settimana sono ancora da analizzare e attribuire, ma l’obiettivo pare chiaro: l’infrastruttura che collega gli Stati europei. La società di sicurezza informatica per il settore aeronautico Cyviation ha affermato che i falsi allarmi potrebbero servire sia a interrompere le operazioni sia a osservare come reagiscono le compagnie aeree, gli aeroporti e le autorità. La risposta, quindi, ha coinvolto molti Paesi e richiesto interventi urgenti e dispendiosi, anche quando l’impatto sulla rete nel suo complesso resta limitato: Eurocontrol, l’Organizzazione europea per la sicurezza della navigazione aerea, ha dichiarato che gli allarmi «non hanno avuto alcun impatto sui ritardi nella rete del traffico aereo», influenzando, nella giornata con più segnalazioni, giovedì 5 novembre, meno dello 0,1% dei 28.488 voli registrati sulla rete europea.

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