La app di fitness Strava è utile anche per mappare le disuguaglianze tra i quartieri
Strava Metro organizza i dati di pedoni e ciclisti in strumenti utili alle amministrazioni. Ma rappresentano solo una parte della popolazione, e le loro lacune possono segnalare le zone in cui intervenire.

Per chi pianifica i trasporti, contare pedoni e ciclisti e ricostruirne i percorsi è da sempre difficile. Negli ultimi anni lo è un po’ meno, non grazie a progressi rivoluzionari nei sondaggi o nei sensori, ma grazie a una app con funzioni social dedicata al fitness. Dal 2009, gli utenti di Strava registrano spontaneamente attività e spostamenti. E, dato che oggi l’app conta oltre 200 milioni di utenti in più di 185 Paesi, quei dati funzionano come un continuo sondaggio globale. Se la Strava Heatmap rende visibili a tutti i percorsi più frequentati, dal 2014 Strava Metro aggrega, anonimizza e organizza i dati, rendendoli compatibili con i sistemi informativi geografici (GIS) utilizzati da amministrazioni e urbanisti.
Un bacino di dati enorme, ma parziale
Strava Metro permette di studiare dove e quando si spostano ciclisti e pedoni, sportivi e non (solo nel 2025 sono stati registrati circa 885 milioni di chilometri di spostamenti in bicicletta utilitari, cioè di lavoro e commissioni), orari di punta, tempi di attesa agli incroci, ma anche le rotte evitate. Qui emerge una perplessità: per definizione, gli utenti dispongono di strumenti tecnologici e, quando registrano attività sportive, del tempo e degli strumenti per praticarle. Le fasce più in difficoltà rischiano quindi di essere sottorappresentate, mentre le attività si concentrano nei luoghi con spazi pubblici di qualità e verde, carenti in molti quartieri. Nel 2017 il Dipartimento dei Trasporti della Florida stimava che Strava registrasse circa il 10% degli spostamenti in bicicletta nello Stato: una quota significativa, ma parziale. In una ricerca del 2021, Elizabeth C. Delmelle osservava che la heatmap di Strava ricalcava la distribuzione dei permessi di ristrutturazione residenziale nella contea di Mecklenburg, in North Carolina, evidenziando soprattutto le zone più ricche e a maggioranza bianca.
Le rilevazioni più utili sono quelle che mancano
Il responsabile della mobilità attiva del Dipartimento dei Trasporti dello Utah ha detto, in un'intervista a Bloomberg, che «in molti casi, i luoghi con meno dati potrebbero essere proprio quelli che hanno più bisogno di migliori infrastrutture ciclabili e pedonali». Se Strava Metro dichiara oltre 4.500 partner nel mondo e stima ricadute delle collaborazioni su quasi un miliardo di persone, è essenziale che chi utilizza questi dati ne conosca i limiti. Almeno in alcuni casi, sembra essere così. Una ricerca del 2025 ha intervistato funzionari di sei amministrazioni dell’Ontario meridionale, utilizzatrici di lunga data di Metro. «La ricerca era nata dalla preoccupazione per la sovrarappresentazione di alcuni gruppi nei dati di Strava e per il loro uso indiscriminato da parte dei funzionari comunali […], ma i nostri risultati raccontano una storia diversa»: gli intervistati conoscevano quei limiti e cercavano di compensarli.
Sapevano che Strava tende a sovrarappresentare persone benestanti, fisicamente attive e uomini di mezza età, sottostimando invece gli spostamenti per motivi di lavoro. Soprattutto, riconoscevano che i quartieri con meno dati potevano avere più bisogno di interventi. Un intervistato, raccontando un’indagine su otto quartieri a basso reddito, spiegava: «Cercavamo di individuare dove migliorare la mobilità attiva o le infrastrutture ciclabili. Credo che sia proprio lì che Strava abbia mostrato i suoi limiti»; l’amministrazione aveva quindi cercato altre fonti. I funzionari affiancavano Strava a contatori automatici, rilevazioni agli incroci e conteggi sui sentieri, anziché usarne i dati indiscriminatamente per decidere dove costruire infrastrutture.
Uno strumento potente, con molti limiti
Se utilizzato correttamente, Strava Metro offre applicazioni innovative e diversificate: dal semplice individuare dove collocare le stazioni di bike sharing al supporto al censimento dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) sugli spostamenti casa-lavoro più frequentati, fino alla collaborazione con i gestori forestali del nordest americano. È uno strumento potente, il cui valore dipende dalla consapevolezza dei suoi limiti. Tra questi c’è anche la dipendenza da un’impresa privata: il servizio potrebbe diventare a pagamento, cambiare o scomparire, lasciando le amministrazioni senza una fonte su cui avevano costruito competenze e procedure. Come osservano gli autori della ricerca del 2025, «adottando i dati di una piattaforma, si rinuncia al controllo: l’amministrazione diventa un cliente, che paghi o meno».
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